SPECIE DI SPAZI | 04
SPECIE DI SPAZI | 04
Spazi per la produzione culturale
“Ferrara 500 anni fa era New York!” recita una scritta apparsa qualche tempo fa sotto ai portici tra Porta Reno e la piazza. Così, in poche parole e con un paragone di immediata comprensione, Andrea Amaducci, artista ferrarese, è riuscito fissare un concetto di importanza cruciale per le politiche culturali della città.
Di quel tempo di 500 anni fa, Ferrara ha la fortuna e la sfortuna di un’eredità pesante: la fortuna di una concezione urbanistica che ne ha fatto la prima città moderna d’Europa, da cui il riconoscimento da parte dell’UNESCO come “patrimonio dell’umanità” quale mirabile esempio di città progettata nel Rinascimento; la sfortuna della difficoltà di ripensarsi al di là di questa immagine cristallizzata.
Le due questioni non sono affatto slegate: una città non più in grado di elaborare nuova cultura difficilmente riuscirà a valorizzare il proprio patrimonio reperendo le appropriate e necessarie risorse intellettuali ed economiche.
Guardando a quel formidabile (dal latino formidàre: temere) passato, dovremmo essere in grado di porre la nostra attenzione non solo sulla produzione tangibile di quell’epoca, quanto piuttosto sul “tessuto sociale generativo” che ne ha reso possibile l’ideazione e la realizzazione, fatto della compartecipazione di tutti gli attori della società e soprattutto di una comunità di cittadini che si sentiva direttamente chiamata in causa nella vita culturale della città. E dovremmo pensare che, accanto ad uomini di capacità fuori dal comune come Biagio Rossetti, il Boiardo, l’Ariosto, Cosmè Tura, ce n’erano molti altri mai assurti alla gloria per la loro arte, ma che ugualmente godevano della protezione mecenatesca degli Este e partecipavano di un ambiente ricco di scambi intellettuali. Insomma, l’emergere di espressioni artistiche di rilievo non è legato alla sola presenza di talenti straordinari, ma è conseguenza di un fermento che coinvolge la società tutta.
C’è un altro passato non meno importante ma verso il quale si nutre molto meno timore reverenziale, forse perché più recente e meno sedimentato: è quello novecentesco del Cinema Rivoli, dei magazzini fluviali di via Darsena, dell’intero Quartiere Giardino, del Teatro di Piazzetta Verdi, dei grattacieli. Alcuni di questi spazi si rendono di nuovo disponibili una volta assolta la funzione per la quale erano stati concepiti, o perché abbandonati in favore di nuove e più funzionali strutture. Si tratta di spazi di grande potenza narrativa e ricchi di potenzialità di trasformazione, che possano andare al di là dei cliché “spazio polifunzionale” e “bar-caffetteria”.
Spazi in attesa di essere riempiti di senso, di accogliere quelle energie latenti che potrebbero riattivare processi di partecipazione consapevole, attiva e motivata alla vita culturale della città da parte dei cittadini. Edifici entrati a far parte della memoria collettiva di diverse generazioni, la riappropriazione dei quali segnerebbe un atto di riconquista di uno spazio sociale per la collettività, assolverebbe la funzione di presidio costante del territorio, porrebbe in essere possibilità inedite di investire nella propria progettualità. Potrebbe portare, soprattutto, ad uscire dalla logica dall’eccezionalità rituale della manifestazione culturale – pensiamo a Ferrara durante i grandi eventi di importanza nazionale ed internazionale, e al giorno dopo – per reinserirla all’interno di una quotidianità che sia foriera di un coinvolgimento sempre più intenso e partecipe.
In un periodo in cui è sempre più difficile reperire risorse adeguate, è quasi impossibile immaginare grandi progetti di recupero in grado di agire in maniera complessiva e in un lasso di tempo definito: finché non ce ne sarà la possibilità, approfittiamo di questo tempo per cominciare a pensarci, considerando le grandi trasformazioni come la somma di micro-interventi, raccontando una storia, organizzando un piccolo spettacolo, riaccendendo una luce, riaprendo una porta.
Associazione Basso Profilo
[La Nuova Ferrara, Martedì 10 aprile 2012]



